Come comprendere e non punire

Come si può giudicare e sanzionare un individuo sulla base di una o più parole estratte da un contesto? Poniamo il caso che egli stia riportando le opinioni altrui in un discorso diretto o virgolettato, che so, di qualche pazzo o seral killer, o tiranno: sta argomentano e riporta, per correttezza, gli argomenti altrui, magari dopo averne riassunto il succo. Ed ecco: arrivano gli stupidissimi inquisitori automatici di Facebook e ti puniscono e minacciano.
Per (non) giudicare un individuo occorrerebbe conoscerne la storia personale: le carceri si vuoterebbero di sicuro. Se la società fosse più giusta ed equilibrata ed il sistema sociale in cui viviamo non fomentasse desideri irraggiungibili, molti delitti non si verificherebbero. Ne sono convinto. Un individuo deve in qualche maniera giustificare se stesso prima di compiere certi atti; se avesse conoscenza del meglio o più opportuno per lui, non sbaglierebbe.
Non sappiamo esattamente come comportarci: la cosa migliore sarebbe, secondo me, semplicemente tenere conto delle uguali esigenze altrui e non far soffrire un altro essere vivente, anche se non è capace di lamentarsi a parole. Già si andrebbe bene. Insomma: bisogna limitare il proprio ego, altrimenti si gonfia a dismisura e pretende ogni cosa per se stesso. Esistono anche gli altri (che ci piaccia o no): basta iniziare ad avere la consapevolezza della loro esistenza e poi pensare che sia un essere simile a noi, senziente, sofferente, allegro, triste, malinconico, estroverso, introverso, bello o brutto: è un simile.
È come se gli altri ci rimandassero aspetti di noi stessi di cui non siamo coscienti; quello che ci arreca fastidio in loro è ciò che non accettiamo in noi stessi.

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