Per il mio canto sommesso io basto
e altisonanti muse non chiamo
a me, anche se fortemente le amo:
non voglio scomodare il cielo vasto
né alcun spirito che peccò o casto
visse; tutti mortali fummo e siamo
e infine alla stessa madre andiamo.
Pur se spiace toccare questo tasto,
sorte comune quaggiù ci attende
assieme alle altre beate creature,
se chiamarci animali non ci offende
e non siamo troppo colmi di paure,
come sa chi ben legge e intende
e non teme ormai le ore più oscure.

Un saluto, anche ciò. Io sono tornata… attiva (forse) nel blog, solo con le poesie (per ora). Chiedo venia per l’intrusione, torno nel mio cantuccio: a presto rileggerti, un sorriso.
Ciao Irene! Sono felice tu sia tornata e attiva. Abbiamo bisogno di poesia, e scrivere può lenire qualche dolore che altrimenti, forse, farebbe troppo male, oltre che essere un piacere in sé e per sé.
Esattamente (parole da sottolineare ed in corniciare). Abbiamo bisogno di poesia.