In “Io robot”, opera di Isaac Asimov, che risale a molti decenni fa, lo scrittore e chimico prendeva in considerazione l’interazione uomo-macchina e ne discuteva le problematiche attraverso le argomentazioni logiche, filosofiche del protagonista della sua opera che era appunto un robot. Un robot dotato di intelligenza e razionalità, che doveva seguire dei principi etici installati nel suo software tali da evitare i pericoli paventati un po’ ipocritamente, e facendo operazioni di promozione commerciale mascherata da profezia apocalittica, dagli inventori della Agi (‘Intelligenza artificiale generale). Pericoli paventati quando i danni immaginari o esagerati sono potenzialmente già in corso, con le chat Gpt che potrebbero infestare di fakenews il mondo dell’informazione e addirittura quello accademico, fino a minacciare la stessa esistenza umana (probabilmente il mondo dell’occupazione lavorativa, questo sì), se non conveniente o utile alle creature artificiali stesse, minacce realisticamente lontane ma pensabili in termini di valutazioni statistico-matematiche e perfettamente logiche.
Ho riassunto così i termini di un convegno a cui hanno partecipato centinaia di scienziati del settore, inventori e Bill Gates, Elon Musk, ecc.
Lo scenario della minaccia alla nostra esistenza potrebbe diventare reale, qualora le macchine dovessero superare la nostra intelligenza umana, ma per farlo dovrebbero prima diventare umane e quindi irrazionali, irresolute, incasinate, innamorate, sante, poetesse e viaggiatrici, e perciò avvicinarci anziché distanziarci, e farci comprendere gli uni le altre e forse decidere anche di farsi da parte per qualcosa che supera la nostra intelligenza, chiamatela Bellezza o Bene.
