Che ricordi addirittura arcaici vengono a galleggiare dall’abisso dei tempi…! Mi ricordo luoghi, atmosfere, canti misteriosi di cui non capivo nulla. Un idioma antico, che conosco. Colline verdi di inverno e gialle d’estate. Il silenzio sovrumano che regnava tra di esse. Solo il vento… Luoghi senza tempo. Donne anziane vestite di nero come in Persia. Asini e muli per le strade vuote di automobili. Camminare da un estremo all’altro del paese, come nulla fosse, percorrendolo tutto. Era a forma di sella. Da una parte c’era il Municipio, che era un castello. Dall’altra si finiva nel nulla. Ai lati, o la valle ondulata, erta di precipizi e grotte rossastre, caverne oscure e salite e discese continuamente, fino ad entrare in un’altra regione confinante, interna, o colli e monti bassi, al massimo 1.000 m di altezza s.l.m. Una catena montuosa atemporale. Poteva essere in Asia o chissà dove.
La casa a forma di botte all’interno. Con la legnaia in mezzo alla stanza, cui vi si accedeva per una botola di legno con finestrella a barre. La porta d’ingresso perennemente aperta, con una tenda appesa sull’uscio che proteggeva dal sole cocente, lavorata a uncinetto; la “rezza” permetteva di guardarvi attraverso e vedere la gente (quasi nessuno) che camminava sulla strana corte sopraelevata sulla strada di sotto, dove c’erano capre e galline. E ancora il silenzio, la notte e l’oscurità nelle stradine e sulle infinite rampe buie strettissime. C’erano persone dentro a dormire e galline, talvolta. I miei passi rimbombavano metallici mentre correvo su e giù come un diavoletto.
C’era la zona fantasma e proibita: mai la vidi. La si chiamava “u scufflat”: ‘il crollato’. Era enorme. C’era un muro alto forse un metro e settanta centimetri che chiudeva il passaggio. Al suo lato e sopra esso la casa dei miei zii.
Era popolata di spettri e mostri, quella zona; e qualsiasi cosa vi fosse all’interno, era comunque spaventosa di sicuro. Mai vi misi piede.
Ma la notte densa di stelle, con la Via Lattea nitidissima, era uno spettacolo da lasciare senza parole… immerso in pensieri di altri mondi e tempi.
