Sulla politica in generale

Chi pensa che la Politica sia una scienza? Solo chi la insegna, per ovvi motivi di lucro che la professione di insegnante implica in generale, se diventa lavoro retribuito. I sofisti, ai tempi di Socrate, istruivano i ricchi rampolli di famiglie nobili doviziose di denaro, benestanti e opulente. Insegnavano a fare discorsi persuasivi mediante la tecnica della retorica. Impartivano istruzioni agli aspiranti politici volte a conquistare il consenso della piazza, del foro, senato, della camera, ecc. Ciò non significa che trasmettessero informazioni esatte, scientifiche, quindi nozioni attendibili, vagliate logicamente e sperimentalmente, che seguissero un iter controllato ad ogni passo, condotto con metodo rigoroso e strumenti tecnici appropriati. Ottenere il consenso è altra cosa dal comunicare esiti scientifici di procedure serie, misurate, pesate, calcolate. Quindi, il loro obiettivo è, semmai, di far apparire giusto, corretto, esatto, rigorosamente comprovato scientificamente ciò che non lo è, perché nessuno intende farsi ingannare da chicchessia, anche se non capisce niente dell’argomento in oggetto.
Abbiamo, però, una strana tendenza a farci suggestionare e a credere a ciò che che ci fa piacere credere, a ciò che speriamo sia la realtà: su questo contano soprattutto i sofisti e i politici contemporanei. Nulla che abbia a che fare con ricerche e studi condotti in laboratori e controllati da una comunità scientifica severa e attenta.
Come scrisse Platone: pare, quella del sofista e del politico, più simile all’arte della pesca che altro, che prende all’amo il pesce che abbocca e darà tanti soldi a chi penserà di fare carriera e diventare benestante intraprendendola, oltre che ad ottenere potere enorme su tanti individui, spesso, con gravi conseguenze, se tale potere non è limitato e guardato a vista da altri poteri. In ogni caso, tutti coloro che quel potere non hanno, avranno da pentirsi, quasi sempre, del voto o consenso concesso: lo testimonia già il fatto, nelle democrazie più evolute, la tendenza a votare ora questo ora quello, pensando siano agli antipodi e seriamente opposti, mentre la verità è che dovranno, come sempre, pagare i loro stipendi, e tante tasse per mantenere le istituzioni statali, e non ottenere altro che andare avanti come nel passato: cambia l’orchestra ma non la musica.

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