Ci sono nel mondo persone invisibili, la cui casa è stata rasa al suolo dall’aviazione dell’amico di Assad; le cui terre sono state confiscate; i cui genitori sono morti durante tali azioni “gloriose”. Mogli che hanno perso i loro mariti, madri rimaste vedove o sole con figli da mantenere, sfollate in campi infernali, sotto tende di nylon, a cuocere lentamente. Questo è ciò che resta della “primavera araba” in Siria. A Idlib c’è un campo sterminato a pochi metri dal confine turco. Non c’è acqua corrente, ma in compenso bande di terroristi appoggiati da Erdogan che controllano l’accampamento gigantesco. In quelle tende si stenta la vita. Batterie che scoppiano; bombole a gas che esplodono. Come se me lo sentissi, parlavo, poco prima dell’orrore appena accaduto, di una parte di un paese crollato per una bombola di gas esplosa, dove vi furono parecchi morti. Un fatto che risale al secolo scorso. Una parte di paese che rimase popolato da spettri, chiuso a chiunque. Accadde il 23 maggio 1967; otto furono le vittime, di cui una porta il cognome di alcuni miei parenti.
A Idlib una madre a cui era esplosa una batteria in faccia poco prima dell’orrore, senza gravi conseguenze, stava finendo la bombola del gas. Ne acquistò un’altra, aiutata in questo da un tale Nessuno residente in Italia, che si è preso a cuore la sua situazione. Batteria nuova e bombola a gas per cucinare, ventilatore per il caldo infernale. Le piccole cose per tirare avanti con due bambini piccoli in età prescolare. La madre dei piccoli stava cucinando il cibo stentato, che li mantiene in vita, seppur gravemente denutriti. Il più piccolo dei suoi figli era accanto alla bombola… un oggetto che è diventato letale: una bomba, che è esplosa investendo il bambino con le fiamme. Ciò avveniva un paio di giorni fa. Il bambino, un piccolo dolce e sorridente, riportava gravi ustioni di terzo grado. Veniva ricoverato subito. Ieri mattina, otto luglio, verso le sei, ha smesso di vivere. Nessuno ne ha parlato… tranne me, ora. Il bambino si chiamava Brezza, tradotto nella nostra lingua. È andato via come la brezza primaverile, appena comparso sulla terra, da quattro anni.
Possa, Madre, possa quella brezza del Cielo rinfrancare la tua anima crollata sotto tale peso, oltre agli altri che hai già dovuto sopportare, tu così giovane. Il dolore peggiore per una madre è questo, che toglie la voglia di vivere. Una madre non dovrebbe mai veder morire il proprio figlio così. E in tal modo orrendo, piagato e irriconoscibile.
Sappi, Madre, che hai il nome di chi sofferse lo stesso dolore due millenni fa, e da cui origina il nostro computo del tempo, che nulla si distrugge, nulla si crea, e ogni cosa si trasforma. Senti la presenza di tuo figlio nella brezza del mattino, lasciati accarezzare e ascolta il suo sussurro, e vivi, perché sei giovane, perché hai un altro figlio che piange il fratellino con te. Sii forte e coraggiosa. Sopporta e vai avanti, pur nel ricordo che non svanirà mai.
