Il paradigma generale prosaico della nostra società

È vero che viviamo in un mondo in cui vige il paradigma tecnologico accompagnato da quello economico, il suo necessario contraltare, Galmberti docet (e altri prima di lui, tra filosofi e pensatori): ma perché? Questo non è chiaro, e quindi occorre un’analisi, entrare un poco nel dettaglio: troppa sintesi non chiarisce, e nemmeno perdersi nei dettagli: ci vuole il giusto equilibrio tra essi.
Depositaria della tecnologia è l’impresa privata; e siccome essa accoglie, implementa e, insomma, utilizza gli esiti della ricerca pura, della scienza, che si produce negli istituti appositamente creati per svilupparla, nelle università, e in ogni luogo dove essa si studia, e dato che le imprese private agiscono a scopo di lucro, per massimizzare il profitto ovvero creare valore per gli azionisti, ecco che anche la scienza, il sapere, in generale, lo sciibile umano, deve essere altrettanto produttivo e creatore di valore, ossia di esternalità positive, da cui deriveranno i ricavi che dovrebbero coprire i costi di un’azienda, la cui differenza positiva (per i ricavi) costituirà il guadagno. Diverso discorso per le famiglie e lo Stato che agiscono a scopo solidale, socialmente utile, e non per lucrare, benché debbano essere efficienti, cioè amministrate con accortezza.
Che cosa voglio dire? Che in un regime economico capitalistico, che influenza molto pesantemente anche la sfera politica, tutta la produzione, la ricerca continua di nuove strategie di mercato, prodotti e servizi sono improntati alla crescita economica, che è il mantra recitato da economisti, politici, e tutti coloro che decidono delle sorti di una nazione qualsiasi, la cui weltanschauung sia orientata allo stesso modo. Quindi, assecondando tali paradigmi biblici, sacri, santi, vigenti in un luogo – ormai in tutto il mondo – ecco che ciò che rileva non può essere altrimenti che la tecnologia come motore di produzione e crescita, l’efficienza in generale, l’economicità. E siccome la parte è meno del tutto che la contiene, anche dal punto di vista razionale e ideale, e non solo materiale, risulta chiaro come i cardini della nostra esistenza in quanto esserli sociali e politici (cittadini della polis) siano quelli tecnologici ed economici.
Resta, per privazione, il singolo, il privato, appunto, che dovrebbe mirare a se stesso come azienda privata, risorsa, divenendo o essendo già omogeneo alla struttura sociale definita paradigmaticamente come sopra. Un singolo con le sue emozioni, sensibilità, pensieri, vissuto, che è una totalità sostanziale primaria, il proprio centro del tutto, che dovrebbe lasciar stare ciò che non è efficienza, essere razionalmente orientato a massimizzare se stesso, in quanto unità economica in piccolo, identica al macro che risulta da tutti i micro che lo compongono; i microbi di questo organismo, cellula producente ricchezza, creata per quest’unico scopo, o quantomeno, per ciò che risulta essere il più razionale ed economico, tecnicamente fattibile, come la tecnologia depositata nelle aziende, nostro significato dell’esistenza, quello che conta, perché senza consumare o soddisfare i nostri bisogni che vale tutto il resto? È tutto un bisogno da soddisfare: infatti, si paga per tutto ciò che occorre, e qundi dobbiamo creare ricchezza per scambiarla con la nostra soddisfazione.
Spero ne siate felici di tutto ciò… soddisfatti, o no? Ma cosa potrà soddisfare un eventuale malcontento o bisogno così bizzarro come questo, balzano e bizzarro, se ciò che si fa generalmente per soddisfare i bisogni poi non soddisfa colui che ne fruisce?

Lascia un commento