Un argomento non deve essere esposto con un discorso breve o lungo, bensì eloquente; non è questione di misura, ma di completezza e senso compiuto, di efficacia nel comunicare ciò che si propone; di pragmatica, perché tutto ciò che diciamo anche non verbalmente, produce sempre effetti, voluti o no. Se qualcuno non ci ascolta, non è solo perché giudica non interessante ciò che diciamo, ma è chi lo dice a non esserlo. Se interessiamo, pur grugnire o abbaiare sarà considerato un gran discorso. Ciò sarà comunque efficace e pragmatico: ci dirà di non perdere tempo con quella persona, perché non le piacciamo. Peccato. Potresti anche essere Dante Alighieri redivivo, ma sarai considerato una scocciatura; e se anche tu fossi Einstein, l’effetto sarebbe uguale. Tanti messaggi non giungono al ricevente o molto distorti a causa di questo insuperabile problema. Se anche fosse uno che nasconde la sua ignoranza non degnandoti di attenzione, sarebbe sempre ambito della pragmatica. Ci trasmette conoscenze su noi stessi e chi abbiamo di fronte. Solitamente, chi pensa di conoscerci bene tende a sminuire ciò che diciamo (“nessuno è profeta nella sua patria”): sarai sempre il falegname figlio del falegname, anche se sei appena apparso col corpo causale sul Monte Tabor. Che fare? Probabilmente, non vale la pena parlare con loro. Ti scuoterai la polvere dai tuoi sandali e dirai loro “addio”, che ascoltino i loro beniamini o se stessi, se pensano di essere così sapienti da non aver nulla da imparare di nuovo.
