Una nazione non è un’azienda che organizza i suoi fattori produttivi per la vendita di prodotti o servizi, ossia il cui scopo sia il lucro. Chi ne sarebbe il manager o imprenditore? Non c’è, a meno che non lo si indichi nel governo. Se fosse così, dovrei esserne un dipendente remunerato. E non è nemmeno una ONG per definizione. Neppure una Onlus perché i suoi membri sono pagati bene, cosa che non si dà nelle Onlus o nelle aziende che erogano servizi (non vendono!), municipalizzate o pubbliche che normalmente hanno bilanci passivi, ma che costituiscono esternalità positive, in quanto fanno si che le aziende e i privati non debbano pagare o poco i sevizi che offrono.
Ora, chiedere di stare in certi parametri misurati sul Pil ovvero riferiti alla crescita misurata con tale strumento concettuale è una assordità, perché nessuna nazione è un’azienda che redige un bilancio finale. Una nazione è una comunità di individui residenti su un territorio delimitato da confini, avente una certa forma geografica e politica, con una storia, una cultura, una lingua ufficiale o nazionale, che può accogliere in se una pluralità di altre culture senza perdere la propria identità, in cui una pluralità di popolazioni stanziate nelle sue provincie si riconosce in modo forte (nazionalismo) o lasco.
Non ha senso chiedere rendiconto ad un’entità del genere, perché non è che può licenziare i suoi dipendenti se non producono. Non si può chiedere a nessuna nazione di stare in parametri adatti per misurare processi produttivi aziendali: o siamo una comunità politica o dei dipendenti di una multinazionale europea partecipata o posseduta da intermediatori finanziari (banche e affini) o siamo altro, storicamente, idealmente, pragmaticamente ed evidentemente.
Minimizzare i costi delle aziende pubbliche (trasporti, ospedali, ecc.) non significa orientamento al profitto. Ma pare che questa idea balzana sia il paradigma generale europeo che inquadra i membri del suo club o unione, o meglio, azionisti.
A chi è venuta in mente un’idea così bizzarra e rasente l’inssnità mentale? Che ha di politico tutto ciò? Semmai ha di finanziario, assicurativo, aziendale. Chi dirige la UE è un imprenditore o insieme di manager che lavorano per far lievitare i profitti della UE, evidentemente, ma non sono assolutamente dei politici, il cui fine è il bene pubblico non inteso come “ottimo paretiano”. Come siamo finiti così in questa posizione a dir poco surreale?
