Il nipote di Chandragupta, Asoka, della dinastia Maurya, che soppiantò la dinastia Nanda, la quale aveva ampliato il possente regno di Maghada tra il Gange e l’Indo, conquistando le terre del Settentrione, dal VI secolo a.C., quando regnava Bimbisara sul Maghada, fino al 350 a.C., espanse ulteriormente i domini dei Maurya, che tali rimasero fino alle dinastie effimere Shunga e Kanva, pochi decenni prima dell’anno zero cristiano, allorché i Kushana, popoli del centro Asia, istituirono un impero nel
Nord, che durò fino al III secolo d.C., quando un invasione di Eftaliti o Unni bianchi dilagò nei territori interessati, già contesi fra popolazioni greco-battriane, e indo-scitiche, mentre Afghanistan e Pakistan, conquistati da Ciro II e Dario I, finivano per diventare satrapie persiane attorno al 516 a.C., e aderì al buddismo, che rimase religione prevalente fino al III secolo d.C., quando con l’impero Gupta divenne predominante l’induismo, almeno fino al VII secolo d.C.. allocchi si fece innanzi l’Islam, e l’India si polverizzava in miriadi di regnucoli, e Pataliputra (odierna Patna), smise di essere capitale storica del regno di Maghada e dell’Impero.
Asoka, dicevo, fece si che il buddismo potesse diffondersi in Ceylon, Birmania, Indonesia e tutto il sud-est asiatico. Numerose sono le iscrizioni che si possono ritrovare in quelle aree.
Cosa lo spinse ad aderirvi? Il massacro di esseri umani come effetto delle guerre di espansione.
