Ibn Rushd, meglio conosciuto come Averroè, che seguiva cronologicamente, e filosoficamente, Avicenna, Aristotele, Al-Ghazali, Al-Farabi, Maometto, Platone, al-Kindi, Ibn Tufayl, e per i suoi commenti alle opere dello Stagirita, disse che preferiva seguire Aristotele, se aveva ragione, piuttosto che il Corano, se avesse contradetto la ragione ed il “maestro di color che sanno”.
Siamo a nove secoli fa; ma già in epoca remota, ovvero sei secoli circa prima di Averroè, i “mutaziliti”, seguendo la razionalità e la logica, guide che agli inizi dell’Islam erano imprescindibili, ponevano in dubbio addirittura la sacralità stessa del Corano. C’erano, infatti, molte correnti teologiche interne all’Islam, ma tutte, almeno nei primissimi secoli dopo l’Egira, mettevano in risalto la razionalità, come anche Maometto aveva bene comandato espressamente ai suoi seguaci e fedeli di cercare La Sapienza, cioè la scienza in generale e la filosofia. Con la comparsa delle prima Madrase (scuole religiose di stato) piano piano, lo spirito creativo, innovativo, la ricerca scientifica e lo studio si è irrigidito giungendo a posizioni estremistiche e integraliste.
