Se “dare” a parole non si possa chiamare ipocrisia

Se la redistribuzione della ricchezza è raccomandata da tutti gli economisti, nessuno escluso, eliminare sovvenzioni e aiuti alle fasce di popolazione senza reddito non va certamente in quella direzione. L’efficenza per l’efficienza, mantra destrorso, senza la compensazione della solidarietà è impossibile, in ogni caso, e lascierebbe libero il capitale di raggiungere la pienezza dei suoi fini, che sarebbero l’inferno per tutta la Terra.
Ho sentito discorsi terribili provenire da un tavolo di ragazze accanto al mio in un ristorante cinese ieri sera. Proposte di lavoro per otto ore a quattro euro al giorno. Cose orrende di questo genere (donne italiane, si badi bene). E altri discorsi simili. Davvero vogliamo questo? È palesemente senza senso. A meno che uno non sia schiavo. Anzi: sarebbe meglio per lui o lei, perché dovrebbe essere mantenuto almeno a vitto e alloggio, perché se muore, finisce la schiavitù con lo schiavo. Vogliamo questo? Lo volete anche voi, convinti elettori di una classe politica che addossa tutte le colpe al singolo sfaticato? Lo erano anche gli imprenditori che sono falliti a causa di una concorrenza scorretta e basata sul dumping e sulla speculazione finanziaria, e che hanno lasciato a casa lavoratori in età da pensione o quasi, che si sono visti sfumare tutto ciò per cui hanno lavorato per tutta una vita? Quando si sta bene, e si ha le terga la caldo, è facile addossare le colpe agli altri meno fortunati.
Che senso ha la vostra idea di nazione (razza, sangue, popolo e religione)? Vi sentite dalla parte della ragione? Probi lavoratori indefessi o imprenditori geniali? Non è che, semplicemente, vi sia andata bene per fortuna, e non per chissà quali meriti speciali? Avete mai pensato ad aiutare qualcuno o vi siete crogiolati nell’autoapprovazione concessavi dalla vostra declinazione personale divina? Sento parlare di donare e dare senza limiti da certuni, che poi non danno praticamente niente.
Ipocriti. Sepolcri imbiancati. Tutte chiacchiere con cui vi sentite giustificati e brava gente. Probi personaggi. Ne conosco di persona. Non posso non esprimere il mio sdegno nei loro confronti, e mi meraviglio che non provìni neppure vergogna.

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