Parlavo di musica con un diciottenne mentre gli facevo ascoltare chi suonava e componeva, dalla Classica, al jazz, rock, ecc.
“Adesso si fa altra musica. Noi ascoltiamo questa.” Ascolto: spalanco gli occhi… Delle nenie noiosissime e tutte uguali, ultimi, primi, trapper, rappers, ecc. “La musica si fa col computer!” dice.
Chi la fa? Il computer. Quindi l’artista sarebbe il computer. A San Remo dovrebbe andarci un computer.
Ora, a parte il fatto che vorrei sapere se qualcuno di costoro sa cosa è un intervallo, una durata, una pausa, uno spartito (oddio cosa è?, sì mangia?), ma la domanda è: perché non facciamo mangiare una pizza al computer e poi diciamo agli altri che abbiamo mangiato una pizza? Oppure facciamo fare l’amore al computer e vediamo se l’orgasmo lo proviamo noi…
“Il computer fa altrettanto bene che Bach…” Non mi toccare Bach, tanto per iniziare, non ti permettere nemmeno di nominarlo invano! Per proseguire, vi pare logico, sensato che, sia pur in norme della maggior efficienza, noi si smetta dj far alcunché? Forse che gli animali smettono di fare gli animali perché noi siamo più intelligenti, a livello logico-matematico, ecc.? Noi stiamo a loro come delle specie di computer, extraterrestri, ma non per questo non miagolano più o fanno le fusa o rincorrono i topi come facevano ai tempi dei faraoni.
L’efficienza, paradigma del nostro tempo, e l‘eccessiva invasività della cibernetica confina pericolosamente con la deficienza.
Ma a parte questo, persone come Mahvira, Buddha (esseri umani), ecc,, quando mai un computer potrà raggiungerli? L’illuminazione del computer è quella dello schermo… e basta.
