Religione e Potere

La Storia insegna (o rammemora, almeno) che le religioni sono state ben presto, o quasi subito, appannaggio del Potere (politico). Non poteva che essere così, perché al Potere interessa tutto ciò che lo aumenta o può agevolare la sua sfera d’influenza. E quindi abbiamo un Giustiniano che, nel VI secolo d.C. interviene in continuazione nel dibattito interno alla religione non solo cristiana, ma anche giudaica e pagana e in qualsiasi credo che potesse circolare all’epoca, e pretende di stabilire la “retta fede”; lo vediamo che addirittura legifera in materia teologica, contro i monofisiti, nestoriani, origenisti, docetisti. Coi manichei e gli eretici in generale, contrari al Concilio di Calcedonia, andrà giù pensare con le sanzioni, punendo con espropri, e altre sanzioni, fino alla pena capitale in sporadici casi. Vieterà insegnamento della filosofia e dell’astronomia, inducendo indirettamente la chiusura della Scuola di Atene nel 529 d.C., di tendenza platonica.
La moglie Teodora, ex ballerina e prostituta, di tendenze monofisite, gli rema contro. Stranamente, Giustiniano aderirà all’aftartodocetismo, una fazione estrema di fede monofisita capeggiata da Giuliano di Alicarnasso.
Devo ammettere che, forse, la tesi di Callia, estremista sofista, e la risposta che Ponzio Pilato diede a Gesù Cristo: “che cos’è la verità?” potrebbero riassumere la prassi del Potere, e offrire al versante oscuro del relativismo, cui si rifanno tutte le tesi nichiliste, solide motivazioni, sennonché, ammetterlo sarebbero contraddittorio, in quanto tali tesi assumerebbero se stesse come portatrici di ragioni assolute, e di fatto, il negazionismo, lo scetticismo ultrà, il relativismo stesso smentiscono a fortiori se stesse, volendo ascendere al grado epistemico più incontrovertibile.

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