Fashion week

Milano, che si ammanta dell’effimero, di sogni, di morbide e sofisticate apparenze, di incanto e magia, disponibile come una festa, tutta una cuccagna, un party, come si sentirà dire in questi giorni in cui modelle slanciate e svettanti affluiscono dal loro empireo stellato, siccome vuolsi così colà dove si puote, ma io domando: questa manifestazione di Purusa che danza innanzi ad Athman è pur reale?

La risposta è che le catene montuose di denaro che si accumulano in poche capienti tasche sono realtà, mondana e secolare realtà, cui fa da schermo e proiezione immaginifica la messinscena rutilante che si sciorina innanzi agli spettatori.

Questa è la sfavillante cittade che già fu ducato altero e orgoglioso, con le sua castella di cui lo Sforzesco è simbolo monumentale… E forse ivi si cantavano l’arme, le dame e i cavalieri, e lor giostre si celebravano mentre occhi vaghi ad essi miravano…

Oggi cavalieri e dame e arme son vestimenti e happening, ciò che accade, whatsappening, e sono torme grandissime di galanti figure che affollano il campo visivo, variegate sagome e volti e sorrisi circostanziati, e sguardi che trapassano e vanno oltre i mortali. I protagonisti, i divi e le dive non guatano in giuso alle caduche spoglie delle ombre che attorno a loro spessa coltre fanno.

E la festa canta i suoi versi per orecchie che non possono udirli, e gli altri alle stelle guardano, e sognano sogni che mai realtà saranno, e altrove costretti gli occhi girano alle loro stalle, dove piegare la schiena bisogna e in basso inclinare le orbite ancora un poco, accecate da tanto luccicore falso e bugiardo.

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