La cooptazione è prima di tutto un processo psicologico: fa leva sulla volontà di potenza indifferenziata che pervade la vita e si differenzia in ogni forma a livello individuale. Tale volontà è al servizio della vita che vuole se stessa e anela, sul piano della singola forma, alla preminenza, anche prevaricando e causando la morte di altre manifestazioni dello stesso flusso vitale. Si assicura lo spazio vitale creando distanza sul piano fisico da altri concorrenti e cerca di assumere posizioni dominanti salendo di grado in grado la scala del potere.
La manifestazione esterna di questo processo assume le sembianze dell’egoismo, del risentimento e dell’invidia sociale. La morte altrui è la propria vita. E ciò viene espresso bene dale varie declinazioni del darwinismo sociale che fu alla base di dottrine politiche nefaste, come quella nazifascista. Il razzismo e la xenofobia si alimentano di essa. E può assumere molteplici aspetti, dal semplice fastidio, fino ad un senso di minaccia generalizzato che, condiviso con altri, si coalizza e organizza e, se ben manipolato, conduce a esiti catastrofici. Tutto questo può iniziare con la promozione della semplice cooptazione, mascherata dalla valutazione del merito personale, dall’attribuzione di un segno esterno di valore, con l’attribuzione di titoli, gradi, uffici, onori, corone. Non c’è società umana che non lo faccia, perché il potere deve comunque trasmettersi. Così dalla scuola all’università, con voti e diplomi e lauree, illudendo la maggior parte delle volte chi le consegue con il sogno dell’ascesa sociale, che si traduce in potere economico, politico e personale, viene nutrito, perpetrato, riprodotto questo meccanismo che genera separazione, dominio, egoismo, accaparramento di risorse, cne possono essere sia cose cne persone, e viene propagandato dalla classe politica, i primi cooptati, come ordine e sicurezza, mentre è esattamente l’opposto, perché è guerra totale di tutti contro tutti, giungla, caos, conflitto, morte, e quindi precarietà: tutto l’opposto dell’ordine e della sicurezza. È questo stesso processo a produrre la sua stessa distruzione: la vita causa morte, al servizio della vita di pochi, cui sono sacrificare le vite altrui, di coloro che avrebbero voluto essere al posto di quei pochi.

Fa male leggere; è amara verità. Grazie per la condivisione.
Un sorriso a te, Sabrino.
😊