Ruah, nefesh, pneuma, anima, vita. Tutti sinonimi per la stessa entità evanescente che qualcuno si e attributo e altri hanno seguito. Ma esiste? Non lo so. Vedremo dopo…
“Polymathia” (‘aver appreso molte cose’), sorta di sapere enciclopedico che fu ideale sofistico, o perlomeno fu attributo noto per fama di Ippia di Elide, filosofo, matematico e astronomo, cosa che gli consentì di ottenere importanti incarichi diplomatici per la sua città.
Margite, eroe di un poema di Omero andato perduto: egli sapeva molte cose, ma tutte male. Oscar Wilde sottoscriverebbe la descrizione dell’eroe, e forse lo ebbe in mente quando scrisse che “ci sono persone che sanno tutto e purtroppo è tutto quello che sanno”. Ma se è l’anima che apprende e impara male, allora l’anima si può ammalare, e se si può ammalare, allora si può anche curare e guarire: e questo è quello che intendeva fare Socrate mediante la confutazione (“elenchos”) e la dialettica, tese a purgare l’anima da false credenze e convinzioni erronee generando la scienza (“episteme”) in loro luogo, oppure almeno predisporre ad essa attraverso la stimolazione, dopo la purificazione, dell’amore per la Sapienza, ossia promuovendo la Filosofia.

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Sapienza e Filosofia (nella tua frase ultima, così com’è uscita) mi causano (quasi) un brodo di giuggiole. Devo farlo sapere u.u
È una relazione di amore, forse la più bella e nobile, che può anche essere incarnata da qualche “vettore” terrestre, probabilmente, o lo si spera. Ci sono state relazioni simili, se la memoria non m’inganna. Devono essere state molto interessanti e profonde.
Se non ne trovassi o cercassi i vettori terrestri sarei già polvere del Sublime. In tutti i sensi immaginati e non (dei vettori e del Sublime). Colgo ironia (forse) ma non la intendo, per nulla (sorrido, leggera a prescindere, come una Sublimazione).
Ognuno di noi insegue qualcosa o segue qualcuno (anche se non più tra i viventi), o per conseguire “virtute e canoscenza” o per diletto e piacere. Al di qua delle idee e dei concetti ci sono sempre dei “vettori”, di cui ci si interessa o innamora, portatori di idee e concetti che sono al di là, e che ce li rendono fruibili.
La mia descrizione. Il motivo per cui dormo poco e scrivo. Ricerca, caccia e inseguimento; sfiorare il fiore senza lederlo, ch’è designata preda (per “virtute e canoscenza” e piacere eccelso a un tempo). Annuso i fiori dell’Assurdo: la moneta è una, le facce all’estremità del “continuo circolare” due, i suoi Nomi assai di più, miriadi su miriadi; lo chiamo anche Azzurro, o Sublime, nelle mie poesie e in questa nostra chiacchierata (im)poetica. Chiamo Amore il mio rapporto con la Poesia; Sapienza e Filosofia in relazione, a modo mio, del microscopico cantuccio “spirituale”. Ho scritto il 70% delle poesie sulla sintesi nel tuo commento (che mi descrive); è la tensione fra il Fisico e il Metafisico, dietro gli accostamenti di suono ed immagine e dietro l’ironia.
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Sei allora poetessa, filosofa e musica.
Vi è una dimensione di gioco dietro la paideia, l’educazione fino all’ultimo respiro, possiamo dire, che involve la frattura o ingresso tra luce e ombra, l’aurora e il tramonto, come la radice del termine stesso indica (“pais” ‘fanciullo’ e “paidià”, ‘gioco’). Forse il restare innocenti come i bambini ed essere adulti allo stesso tempo è la danza cosmica con cui si può far ingresso nel portale tra luce e ombra.
Magari. Grazie però. Lo sono “fantasticamente” (lo sarei). Un altro sorriso a te, qui.
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