La cosa che pare la più semplice è invece la più difficile, forse perché è bellissima? o forse perché non è razionale e quindi restiamo senza strumenti, l’unico strumento, per pensarla e spiegarla?
La ragione è come un martello in un mondo di viti, se vuole indagare l’amore. Se è vero che il cuore ha le sue ragioni, quali esse siano non lo sappiamo. Sta di fatto, che ad un certo punto inizia a piacere una tal persona; poi la si pensa, ma non è pensiero, bensì raffigurazione, memoria, rappresentazione, presenza interiore. È come pensare a ciò che è incomprensibile: lo si desidera, ma più di questo non si sa che altro dire.
Spinoza diceva che cerchiamo sempre ciò che aumenta il nostro essere ed evitiamo ciò che lo diminuisce; pertanto vogliamo essere amati e non biasimati, che costituirebbe una diminuzione del nostro essere. E se amiamo? Amiamo aspettandoci che l’altro ci ami: è uno scambio alla pari. Diamo per ricevere e riceviamo per dare, e se è perfettamente così, è come tentare di diventare l’altro a furia di transazioni emozionali, di comprenderlo, in questo unico modo che conosce il cuore: amando.
In realtà, se non si ama, almeno un poco, l’altro, non c’è reale comprensione altrui. Non ci mette in sintonia, nei suoi panni, non ci si predispone all’ascolto, all’accoglienza. Pertanto, un rapporto dialogico proficuo sarà difficile, e se sarà razionale, allora sarà solo calcolo, e non vera comunicazione: non ci si capirà, da cui nasceranno vari problemi, sino alle catastrofi come le guerre.

In questi giorni di oscena disumanità e violenza servono più che mai le riflessioni sull’amore. Grazie per il contributo, che ci invita a restare umani.
Grazie a te.