Un autunno

Gli alberi sul vialetto del parco cangiano lor foglie di colore: ora sono rosse, e cadono, poi frusciando sotto piedi e zampe di cani a passeggio. Al di là del vialetto uffici con vetri vi sono e colorati in modo tale che fan verdognole le sagome al suo interno la cui attività non mi è nota; ma alla sera s’accende di una vaga luce che qui penetra e colora graziosamente la stanza.

Questo edificio che sta sullo stesso vialetto alberato della mia abitazione frange con la sua mole i rumori della strada che al di là di esso si dilunga un po’ solitaria. Uno spartiacque pare, e con le sue figure silenziose all’interno sembra una nave ancorata.

Volgendo lo sguardo a sinistra dal balcone scorre una ferrovia e treni misteriosi che trapelano dalle chiome di alberi di ferro fanno echeggiare i dintorni, a volte lenti e pigri, altre frenetici e frettolosi.

Ovunque, dentro e fuori, il freddo ghermisce il corpo e l’anima intorpidisce, ed un sopore che invoglia alle coltri con le sue lunghe braccia mi avvolge e volentieri cedo, per quel poco che mi viene concesso.

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