Alla relazione verticale tra Dio e il mondo, alto e basso, si aggiunge in posizione intermedia, Cristo, Sapienza (‘Sophia’) e Parola (‘Logos’) di Dio, immanente a lui ‘ab aeterno’. Secondo tale visione, elaborata nel corso del II secolo, Cristo sarebbe stato generato, o meglio, “esteriorizzato” da Dio ‘ante tempus’, come entità divina da Lui distinta, in funzione di reggente della creazione e di mediatore con il mondo e con l’uomo. Questa formula non è universalmente però accettata, perché ad alcuni sembra che essa mette in discussione il concetto dell’unicità di Dio, mentre per altri l’enfasi con cui è rilevata la natura divina di Cristo finisce per lederne la sua umanità.
Su queste basi interviene la riflessione di Teofilo, sesto patriarca di Antiochia, morto intorno al 183. Per Teofilo all’opera creatrice di Dio collaborano sia il Logos sia la Sapienza. Ne deriva uno schema triangolare, dove al Dio creatore si affiancano le sue mani, Logos e Sapienza.
Tale riflessione supera il paradigma binario del rapporto Dio/Logs rendendolo ternario: Dio/Logos/Sophia. Teofilo, non a caso, è il primo autore cattolico ad utilizzare il termine “trinità”(in greco, ‘trias’).
Poco tempo dopo, un vescovo di nome Ippolito, proponendo una sua personale elaborazione della dottrina di Teofilo, utilizza per la prima volta il termine tecnico di “persona” (greco, ‘prósopon’) per designare il Padre e il Figlio (non ancora lo Spirito Santo).
Intorno alla metà del III secolo si apre “la questione dei due Dionigi” – il patriarca di Alessandria e il vescovo di Roma -. Dionigi di Alessandria, per reazione contro la dottrina origeniana, che afferma l’esistenza di una sola ipostasi trinitaria, una sorta di monade divina che si presenta sotto aspetti diversi, si spinge a sostenere che il Figlio sia “creatura” del Padre. A questa formulazione risponde duramente il Dionigi romano, accusando il collega di predicare tre ipostasi separate della divinità, e, di conseguenza, tre divinità.
Di fronte a tale imputazione, l’alessandrino ritratta ciò che ha affermato a proposito del Figlio, ma mantiene ferma la posizione trinitària, ribadendo che se si eliminano le ioostasi si elimina la Trinitá. Va dunque professata sia la dilatazione della monade nella triade sia la contrazione della triade nella monade. Inoltre, egli dichiara il Figlio è “consustanziale”al Padre (in greco, ‘homoúsios’), cioè dello stesso suo genere e della stessa sua natura.
È questa la prima sicura attestazione di questo termine fondamentale – di derivazione platonico-aristotelica – nell’ambito della teologia trinitaria.
