Educazione sessuale

Chiamare educazione sessuale quelle nozioni scarne di anatomia e fisiologia edulcorate da un’allusione repleta di eufemismi all’affettività, sostituto neutrale di sessualità, che venivano erogate a scuola, e che lasciavano tutti imbarazzati per la sua inadeguatezza ipocrita e scipita, adatta solo a fame passare la voglia, tale era il loro squallore, era poco meno di un’offesa all’intelligenza e alle parti anatomiche interessate all’argomento. Un argomento che poteva diventare interessante entrando nel dettaglio, come la medicina deve fare e l’empiria indispensabile in questa materia.
Ma c’era di più o di meno: nessun riferimento a tendenze e identità sessuali altre, differenze di genere percepite o presunte tali, e alla presenza soggettiva del corpo altrui e proprio interagenti, e ala fenomenologia, soprattutto, del piacere, cardinale e principale soggetto mancante, assente eccellente in tali lezioni vergognose. Nessun discorso e analisi della estetica del piacere auto e etero indotto. Tant’è che in questo campo dell’esistenza così importante, tutta la vera esperienza e conoscenza empirica del sé ce la si dovette procurare da soli, ridendo di quelle lezioni insulse, degne solo di essere dimenticate.
Almeno si fossero indicate le tecniche di raggiungimento dell’orgasmo… macché! Dall’incontro in discoteca al figlio attraverso un bacio. Il telos era procurare schiavi allo Stato per mantenerlo e morire in guerra all’occorrenza. Fondata sulla tassazione del lavoro la Repubblica e sul suo sfruttamento concesso omertosamemte, nemmeno si osava parlare con terminologia sclerotico-scientifica di fellatio, cunnilingus e penetrazione, come si stesse parlando di bricolage col trapano.
Immagino sappiate di cosa parlo, per non andare giù papale papale e traducendo con la lingua con cui si mangia tali termini! “Scusa mi faresti una fellatio?”
“Cosa?”
“Un pompino, porca miseria: prendilo in bocca!”
“Ah! E che devo fare? Soffio?”
E soffia, che così mi gonfio e volo…

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