A me stesso

Siamo tutti saggi con gli errori altrui, ingenui con i propri. Ed è inutile parlare con terzi, se non come sfogo, perché i propri guai restano di proprietà e pertinenza esclusiva: al limite, ci si sentirà dare dello o della sventato/a, cosa che apparirà piacevole e vantaggiosa a chi ti ascolta e sentenzia, meno a chi ha problemi, e vorrebbe, forse, solo essere ascoltato. Tutti bravi e scaltriti, intelligenti e sagaci, furbi e smaliziati: si coglie, in tali occasioni, anche l’opportunità di sentirsi superiori e accrescere il proprio essere diminuendo quello altrui, lo sfigato che si fa “fregare”… e quel “buono”, se ti va bene, che ti senti dire compatendoti, significa “sprovveduto”, e “poverino” o anche peggio… scivolando lentamente nel prosaico e nell’insulto chiaro e fresco.
Sono tutti bravi, sapienti e saggi: sanno vivere… loro; e tu sei un che cade sulla Terra dal pero. Ma non disperare e non rattristarti, perché a breve verranno a piangere da te anche loro. E tu non infierir: sii magnanimo. Non cogliere la vendetta. Non compiacerti dei loro guai. Non essere come loro, vili, volgari e meschine creature. Non fare schifo ai tuoi propri occhi: ma il meglio è tacere e non parlare a nessuno, perché nessuno ti può e vuole capire, in questa vita che pullula di coacervati di egoismi, bassezza e ignobiltà.

Un pensiero riguardo “A me stesso

  1. Purtroppo hai ragione, ci si aspetta conforto e non derisione camuffata da compassione.a volte invece è così

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