Qualcosa c’è non necessariamente, ma possibilmente. Potrebbe anche non esserci. Dal momento, però, che è posta è necessario che sia anche ciò che l’ha originata.
Se dal nulla non proviene nulla, allora non esiste nulla che l’abbia posta, in quanto
Impossibile che sia allo stesso tempo possibile. Ma ciò non significa che questo sia il migliore possibile dei mondi: li dovremmo conoscere tutti per poterlo affermare, cosa impossibile, quindi non può essere il migliore dei mondi perché è contraddittoria la sua possibilità.
Posto un ente, è posto l’essere che lo pone, ma ciò non significa che sia il miglior ente possibile, bensì è possibile che lo si possa pensare tale, come è possibile attribuire alla sua origine la perfezione, cosa di cui ne sappiamo pochissimo. Se però fosse davvero perfetta, ciò implicherebbe la sua esistenza necessaria, attribuitale da noi che siamo contingenti, e quindi invalida empiricamente, non provata, non incontrovertibile, insomma.
Possiamo pensare la perfezione e ogni altra qualità complementare che rientri nella stessa categoria dell’assoluto, come lo è la perfezione, ma l’assoluto è irrelato, e quindi ineffabile, non conoscibile, per definizione. Abbiamo termini, significanti ma questo non definisce come esistenti i significati, così come possiamo parlare della teiera volante in orbita terrestre e scriverne trattati a proposito o fondare una religione nuova, ma resteremmo ingannati da noi stessi.

Non si può affermare che esista qualcosa solo per il fatto che non si può dimostrare il contrario,. Tutta la conoscenza si basa su riscontri tangibili e tracciati da elementi razionali, il resto è tutto legato a credenze e convinzioni dogmatiche su cui alcuni credono a prescindere dal mistero di un mancato riscontro oggettivo. Tutto è relativo alla predisposizione individuale di dare più o meno importanza alla razionalità