Ciò che pone problemi a ciascuno è la constatazione di un evento che accade inevitabilmente a tutti: la morte. Qualsiasi cosa uno abbia pensato, detto e fatto perde la sua rilevanza innanzi ad essa. Ma non è lei direttamente causa del disorientamento di ognuno, encontro cui si adottano strategie più o meno valide, ma la mancanza di senso associata a tale fatto.
Tutti ci chiediamo una ragione contro questa fondamentale lacuna della ragione stessa. Ed è proprio questa assenza che sconcerta, perché siamo abituati a fare qualcosa il cui obiettivo sia almeno il compimento di un opera: ma qui si tratta sempre di opere incompiute, come il Duomo di Milano. Eppure è un’opera bellissima. Forse vogliamo la perfezione? Ciò a cui non si può togliere o aggiunger nulla? Ma tale è proprio quello che finisce ad un certo punto. La sua precaria perfezione è la sua fine. D’altronde, esistiamo in una dimensione temporale, e in questo scorrere delle cose cosa potrebbe mai essere perfetto? L’impermanenza è la sua atmosfera, e noi tutti la respiriamo e conduciamo a termine ciò che non è concluso e non può esserlo. Quindi domandarsi e chiedere un senso è esattamente ciò che non ha senso. Accettare, pero, tutto ciò è quanto di più vi si possa avvicinare.
