Saranno le persone che non vedo più; sarà la mia salute che non pare abbia voglia di tenermi compagnia; saranno le cose che vedo andare in frantumi; forse la solitudine che mi è entrata nel cuore e la delusione nell’anima; sarà la stanchezza che non mi abbandona; sarà la mancanza di comprensione e l’ipocrisia e sentirmi usato come un pentolone o il timore di non farcela e finire in strada, come una carta stropicciata e rimossa dal vento; sarà che il mio tempo è passato più che a venire; o forse la mia incomprensione del cadere e rialzarmi senza sapere da quando ho iniziato a farlo; sarà che non sono più efficiente biologicamente come un tempo e che il mio corpo pare iniziare a non farcela più, come una nave da troppo tempo conscia dei flutti, con le sue vele rappezzate e i suoi lamenti e scricchiolii, e qualche strappo qui e là.
Forse il capitano si è accorto che è da solo al timone, e quella vastità perenne pare così piccola e saputa, e la notte guardando le stelle sospira e ricorda chi una volta lo amava e non c’è più; e ora è consapevole con gli occhi ridotti a fessure che è umano, e gli manca forse l’umanità che sembra sfuggire e mentire; che Lei, ora, è sempre presente al suo fianco. Di tanto che pareva essere cosa nel mare delle cose svanisce anche l’ombra, e Lei ora è con lui, e lui inizia a parlarle ogni giorno.
Lui Le racconta che si sente affranto e deluso e che non ne ha più voglia di tutto questo: ma Lei non risponde. Lui allora si butta ancora sui numeri e studia e sulla scienza e cerca ancora di essere curioso, per vivere. E regala tutto per vedere un sorriso e sa che diventerà povero a breve e vecchio e allora Lei lo raccoglierà, con un sorriso più dolce della vita e lo porrà tra ciò che fu e non c’è più.
E tu ancora pensi e ami e la tua ultima lacrima è per lei che non hai mai visto da vicino e speravi di vederla; e tutto quel mare sembra di lacrime e con una lacrima Le dici: “Andiamo, non voglio più soffrire e neanche chiedermi perché”.
