I sogni, le speranze e i desideri confusi; le paure e la sfiducia e la disperazione di potere: fallire, essere. Fallire l’essere ed essere nonostante il fallimento.
Il tempo passa e non è nulla, eppure è passato; il domani è passato anche esso, consumato. Si è accartocciato su se stesso e sta diventando un punto. So cosa è quel punto. Oltre una cortina sono scivolate le figure che amavo, e più non sono. Fantasmi di solitudine e rabbia, deserto che inghiotte tutto, quel tutto che è vita e che volevo.
Quei sorrisi, e quelle parole che diffondevano calore nel mio cuore; e ora ho freddo, che nasce dentro di me, in quel cuore che ho visto battere solo in me in un cardiogramma. La mia vita in quel battito e pensieri secreti dalle mie sinapsi: quali estasi e profonda tristezza e freddezza e durezza. Tutta la durezza e la freddezza di un deserto di ghiacci e distese algide di nulla.
Quel tempo che mi ha ferito e schernito, quella promessa come lama di acciaio che fendeva più volte la mia anima. La sentivo penetrare e annunciare la fine come mostro che si pasce della vanità delle vanità, sotto il sole, che lontana e scompare mentre un abisso senza luce inghiotte tutto.
