Ovunque si posi lo sguardo oggettivante umano, che tradisce se stesso proprio in quel momento e atto, e credendolo esterno vi si identifica e prende per autentico e vero, dimentico di sé, ivi perde il lume della ragione, o meglio, si corica e addormenta. In questo sonno emergono gli incubi peggiori, la realtà e la verità presunte, e ciò che le precedeva da conscio precipita nell’inconscio, il quale era la vera coscienza obnubilata. In tale processo che scimmiotta le meccaniche divine, l’Uomo genera dormendo la sua creatura, pronuncia il suo “Fiat”, e anticipa il suo Golgota.
Tutto ebbe inizio con la quantificazione e le correlazioni biologiche e finirà riconducendo a se stesso quel Sé che è divenuto altro da se stesso: ma ora siamo nel momento di allontanamento crescente, e il ritorno, apocatastasi suprema, non è ancora neppure iniziato.
