La democrazia è dissenso e compromesso, non demonizzazione dell’avversario

Il ragionamento di Tajani & Co. è una tipica fallacia di composizione: si assume che ciò che è vero per una parte lo sia anche per l’intero o l’insieme di cui è parte. In altre parole, è un’indebita generalizzazione finalizzata a screditare la componente sociale avversa, accusandola di essere facinorosa, violenta, criminale. Ciò è strumentale a coloro che vorrebbero ottenere l’eliminazione totale delle componenti antagoniste, dissenzienti, introducendo misure restrittive invocando la difesa della democrazia mentre all’opposto la si distrugge, perché la democrazia e la politica vive di contrasti, di polemos, conflitto da quando è nata.
Questo è esattamente quanto avvenne nei regimi totalitari del secolo scorso, in Germania, Italia, Spagna, con Stalin e anche ai giorni nostri in Turchia, Russia, USA, Israele, Ungheria, e altri, come la Siria di Assad.
Non facciamoci menare per il naso così puerilmente. Tali argomentazioni irrazionali e retoriche, pessima retorica stantia, la solita solfa criminalizzatrice, però, possono essere molto pericolose se non facciamo attenzione. Tajani stia attento a fare certe dichiarazioni, perché oltre che tendenziose, sono indegne e pericolose: si deve rispettare sempre il dissenso in una democrazia, questo sì, senza segure e imitare la deriva antidemocratica trumpiana, violentissima e irrispettosa delle regole di dialogo civile.
Attenzione, perché con la scusa dell’ordine e della sicurezza secondo la visione di certi politici sconsiderati finiamo diritti in un regime autoritario, se non peggio.

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