Ti voglio

Goccia dopo goccia di quel silenzio

si colma il calice di vane attese,

e lo sperato piacere vaneggia

fuori della mia atmosfera questi erra,

come satellite fuori controllo,

e folle proseguendo il suo girotondo,

lo vedo lassù, pulsare e irridermi.

Piegati su di noi,

mirando lo schermo dei nostri desii,

moltiplicati e resi visibili

adesso, e stretti tra le mani, lucono,

riverberi del nostro chiuso ego.

Rimandano quelli sempre a noi stessi:

scrivi una parola e sei tu stesso

la risposta, racchiusa nella sorda

plastica e nel vetro.

Tu non ci sei, e leggo le tue parole,

qui, raccontarmi di te, e il tuo volto

splende così vicino, e il tuo sorriso.

Vorrei poter toccarti, e carezzarti,

baciare quelle labbra, e goderti,

e sentire il tuo piacere diventare

umido e stillante, e pulsante esploder;

ah! E godere il tuo corpo morbido,

e le mani che curvano su di te,

seguendo il tuo seno e le tue gambe,

e quel sogno di musica che ondeggia

quando cammini innanzi a me così:

che meraviglia che è!

E invece leggo e ti amo, e sei bella,

e tanto ti voglio che anche mi bastano ,

quelle vestigia, adesso.

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