Angelo

Terso e imbandito per cadenti demoni

catafratti e metallici il cielo

e di zolfò l’aere incendia i miei occhi.

La mano coglie dei silenzi eterei

il frutto tra l’ali scomposte di gioia:

e di remote note forse vibrano

che un tempo allegravano le stelle.

Tu posi lassù l’arme, e il guardo

immenso di luce indugi alla Terra

di amore repleto per i declivi

del giardino antico dei primi umani

e un sospiro forse odo scendere

dai nembi ed una piuma cadere

ai miei piedi, bagnata di lacrime.

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