Immortadella (canti sacri)

E venni trasportato come da un turbine nel più che altro dei cieli, e mi trovai faccia a faccia con l’Altissimo. Stava pulendo l’affettatrice sacra, affinché potesse poi dispensare affetto a fette a tutta l’umanità.

E allora Gli chiedo senza indugio, ma con venerazione prima saluto dopo essere così più che altro su salito: <<Ciao, zio?>>. E Lui: <<Cia, fra!>>

<<Ti devo chiedere senza indugio…>>

<<‘N ce l’ho, me spiace…>>

<<Che, lo zi?>>

<<Il Senza Indugio.>>

<<…Madonna!>>

<<Sta dormendo, lascia stare!>>

<<Che un po’ di eternetta steccata c’è oggi? L’altra volta era finita. Che muoio… di fame! Anzi muoio, lu zeije!>>

E Zeus, detto anche “Zeije, lo Zio”, un po’ come Zorba, il Greco dice: <<Oggi ho della immortadella, di puro soma indiano!>>

<<Soma?>>

<<Somaro, insomma…>>

<<Neh, dammene due etti, Zeit…>>

<<To affetto…>>

<<Bon.>>

<<Tiè!>>

<<Quanto, Zeulu?>>

<<Niente, offerta. Settimana santa del maiale santo. Approfitta.>>

E così, in estasi, ridiscesi con la mia immortadella, e mi feci quattro boccadilli santi, e un quarto di Lambrusco beato. E sono passati 234.567 anni da allora e ne dimostro solo quei 15 che avevo allora. Una favola questa immortadella!

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