Intelligenza emotiva. È quella che comunica immediatamente lo stato interiore altrui, le sue intenzioni, e conduce seco piacere o dolore, che secondo il signor Epicuro sono indizio reale di ciò che è bene o male, ossia da desiderare o fuggire. Sentiamo in noi stessi come sta l’altro, i più sensibili anche senza averlo di fronte. Neuroni a specchio retrovisore, laterali e a vetrata, addirittura.
Sono affidabili, empiricamente, dice il suo scopritore e gli stregoni chiamati psicologi, sovente un eufemismo per indicare chi non sa di cosa stia parlando. Ma è una scienza, del nulla o poco più, come non poche altre.
D’altronde, quel che sappiamo vacilla di continuo, indice di sicura ignoranza generale da parte umana. Probabilmente qualcosa è o non è, tutto è possibile o probabile: di certo sappiamo che probabilmente ci stiamo sbagliando, questione di tempo.
Ma perché ci capita questo? Perché siamo esseri temporali, immersi nel divenire, e col divenire c’è poco da essere certi. Se esiste un dio, quello sa, certamente, necessariamente, perché ha tutti i tempi presenti nel presente eterno.
Dice Plotino che da l’Anima Suprema che contempla l’Intelletto, il quale contempla l’Uno, ed il “cosmo intellegibile”, procede un’attività che emana (da sempre) il mondo, abbracciato dalla sua anima e le anime particolari (individuali), le nostre, che abbracciano e sorreggono il nostro corpo, il quale fornisce l’individuazione, avendo un limite, forma tra le cose del mondo, tra le forme. Insomma, l’anima preesiste (tesi che fu di Origene, se ricordiamo bene) e poi viene rivestita di un corpo ma è l’anima che contiene il corpo, secondo lui.
La materia non ha la capacità di volgersi al suo principio prossimo, è come il limite ultimo illanguidito della forza dello spirito che inizia dell’Uno, e non produce altro da se stessa, come avevano fatto Uno, Intelletto e Anima. In ogni caso, tutto è perfetto e bello, perché proviene dall’Uno, e interno ad esso, quindi divino, incluse le nostre anime individuali, che hanno il compito di tornare a Quello.
Estasi, “stare fuori”. Estasi è uscita da se stessi, e fusione con l’Uno, come due cerchi con lo stesso centro. Non sono più io ma dio stesso. Giordano Bruno sul patibolo esce e si unisce all’Uno, e non esce più alcun lamento mentre brucia il suo corpo.

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