Spazio e origine

S’avanzano quelle stelle nescienti

che solo accompagno con la mia mente

dubbiosa, e chiedo loro dove e perché

volano veloci, esplose ed espulse

dal nulla puntuto che terminava

quella conflagrazione precedente

ai loro natali, uccelli di fuoco

che incendiano questo cielo gelido

e dal passato immemore ci guardano.

Quel vuoto senza senso ch’esse fanno

loro, e cui danno significato,

forse, come l’ignoranza è nostra

condizione per poter conoscere

altro e avanzare senza limite

apparente, andando oltre ancora

assieme a loro, fino al ritorno,

al punto nuovo che tutto cancella.

Giorno e notte di Brahma, di nuovo,

e respiro che dura ere, da sempre,

e noi in quel respiro così viviamo

e siamo, e duriamo, polvere e luce,

suono e armonia che forse sei tu

ed io, note della musica di Dio.

E quel pianto che nasce non è canto

ricordato nella luce che vedi,

piccola creatura antica che vivi

e respirando emetti il suono iniziale

del cosmo, e non è questo il segreto

della specie umana che fa musica

a differenza di altre? Chi canta,

e chi scende nel silenzio di nuovo,

silenzio, la musica della morte,

ed il nostro punto individuale,

da cui ritorniamo, come le stelle.

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