La Belle Époque

L’evanescente realtà che vivevamo, considerata così stabile, consueta, consolidata, sulle cui fondamenta che ora sperimentiamo malferme proiettavamo il futuro. E alla crisi generale aggiungersi i drammi personali invisibili vedemmo, e il futuro embrionale, il feto delle nostre speranze fu abortito. Ora ne viene una nuova consolazione da coloro che ci procurarono l’aborto, ma se la crisi generale inizia a tingersi di rosee speranze, quella personale resta grigia e ancora più triste contrapposta all’allegria dei naufraghi salvati. C’è chi resta sull’isola deserta; chi è annegato; chi vaga senza mente ormai perso al mondo. Gli anni ruggenti in arrivo e la Belle Époque che ritorna in formato Smart, rinnovata e standardizzata, con allegre strida soffocate e schiamazzi ben temperati da Hotel Overlook, fa sentire dei brividi serpeggianti per le schiene più sensibili.

Come tutti i racconti avvincenti, occorre alla trama la caduta e l’ascesa, il declino e la rinascita fino all’epilogo, tragico e definitivo, finale di ogni racconto, ellittico nelle commedie, esplicito nei drammi che hanno carattere tragico, realtà delle vita dei mortali, che attende fatalmente anche le migliori grandi speranze.

Lascia un commento