Se so qualcosa, preferisco essere ignorante, almeno imparo. E sarò ignorante per tutta la vita.
Se so qualcosa, preferisco tacere, perché tutti sanno tutto: non ho niente da insegnare. Meglio imparare, così saranno tutti contenti con me.
Se devo dire qualcosa, meglio non sia un’affermazione, ma piuttosto un dubbio: pare che dichiarare qualcosa stia per qualcuno come una sentenza di tribunale. Credevo che il giudizio fosse pensiero, come affermare che A sia uguale ad A. Mi sono sbagliato non è così. Colpa di Kant e Aristotele: non dovevo ascoltarli. Redarguito da non so chi, se salumiera, cuoca, massaia, maestra di asilo o docente, e protestando la mia innocente opinione riguardante me stesso e solo me stesso e le mie scelte, tra l’altro inerenti un commento ad un libro, e sentendomi aggredito furiosamente da chi nemmeno avrebbe dovuto intromettersi (ma così funziona qui), mi prendo anche del patetico. E chi le frana certe lingue? Socrate e Santippe insegnano, e anche Jung se ne lamentava.
Quindi taccio dichiarazioni, non affermando più nulla e non negando alcunché: bellissimo! La fine di ogni discorso sensato, non solo della logica vetus e non, e della filosofia. Messo a tacere da un colpo di padella ove giaceva una crostata, forse, poco prima.
Perciò, risponderò sempre, da ora in poi, così: “Boh!”
La cosa si è ripetuta troppe volte sia nel web che di persona. Ne sono sufficientemente sazio.
Non so niente, bene. E accetto ogni insulto nel caso dovessi affermare che una mela è una mela: una mela è “boh”. Me la sarò meritata. No, non è censura: è che sanno tutto gli altri, e io niente. Quindi che devo giudicare, cioè pensare? Pensare di stare zitto. E che ci faccio qui allora? Sparo stupidate, o espressioni non dichiarative, come le poesie o interiezioni; “Ahi!”; “Ohi”!; “Bau!”. Spero ne siano contenti se non tutti, coloro che sanno tutto.
Un comportamento non reticente ma adeguato e alla moda del tempo odierno: dare ragione sempre, e se ho fatto qualcosa di bene, sia considerata abominevole e nulla. Io sono cattivo e tu buono o buona. Io non sono niente e ti sei tutto. Non sono niente, nessuno, quindi imputabile di niente… e a chi poi? Sono nessuno.
Io non intendo e non capisco, quindi è anche meglio non spiegare nulla; per questo imparo sempre, perché se imparassi davvero, capirei. Niente.
Come qui, così fuori. Stessa cosa. E che il cielo mi liberi al più presto da questo mondo e dalla sua specie appartenete al genere animale, implume, bipede, parlante. Gliene sarò grato… È una preghiera, non un giudizio… patetica, certamente, però, vero.
E direi che con questo, posso chiudere con questo social e magari con tutto il resto o ridurre la mia presenza ai minimi termini perché comunque esisto (?)… esisto, pare un giudizio, e allora sia: esisto?
Boh!
Goodbye
