Filosofia ed esistenza

Non esiste tesi congruente in generale, valida universalmente. Non c’è una verità assoluta cui consentire senza eccepire. In questo mondo in cui la contraddizione è principio logico, e l’esistenza ontologicamente caratterizzata dalla coesistenza di opposti, la contraddizione è la regola. Laddove Io = Io sia data come identità è già data insieme la sua contraddizione. Non c’è identità tra di essi, nemmeno se quell’Io è se stesso, perché non c’è un tale ente. La vera identità sarebbe quella che andasse oltre se stessa: omnia determinativo negatio. La colpa che indica Anassimandro concerne la negazione di ogni altro ente per essere se stesso dell’ente esistente. L’esistenza genera la negazione che si pone come libertà, ed è questo che costituisce il mondo ed il suo “peccato”: la negazione necessaria alla libertà. La negazione della negazione ricostituisce l’identità originaria, come redenzione da sempre presente, come è sempre presente a se stessa l’idea di Uomo nel Figlio dell’Uomo. E il Bene? Esso è la conoscenza di ciò che oggettivamente è l’esser-bene degli enti, come acqua e luce lo è per la pianta.
E dopo? Dopo la morte viene eliminata la conoscenza che costituisce l’antagonismo soggetto-oggetto e mantenuta la coscienza che è ciò che è immediatamente, in sé, theosis, identità di atman e brahman, in sostanza, propone Schopenhauer.
E prima? E prima proclamiamo la fedeltà alla terra. Diciamo di sì alla vita.
È normale che nulla sia normale qui, e niente lo rende più normale o meno. Niente può essere risolto dal pensiero, se inerisce il penserò stresso, perché la sua natura dualistica, dialettica, non conosce tregua, pace, unità, e mai termina il suo discorso fondato su tesi e antitesi e sintesi che origina un nuovo processo. Lo dimostra la storia del pensiero stesso. Esso si pone domande sulla verità, che è quella di se su se stesso, e non può rispondere in maniera definitiva. La filosofia è questo domandare. La religione è il tentativo di rispondervi, e la vera religione, libertà, vita e filosofa perenne è la liberazione dalla paura. Paura del nulla, della morte, del non essere.
Il Pensiero distaccato dal Sé originario è realtà spirituale, ma imperfetto per la contraddizione che è immediatamente data dalla sua esistenza separata, già consegnata alla contraddizione, all’opposto. Laddove prima era presso di sé e presenza a se stesso, in Principio, poi non lo è più, libero nel mondo che è il suo mondo: ed ecco l’Uomo, che prima era Dio, anche se lo è sempre, perché l’unica dimensione reale è l’eternità come presente assoluto, mentre il tempo misura relazioni di cose partendo dai riferimenti o punto zero legato ad enti esterni, come la Terra ed il Sole.
L’Io dimentica il Noi, e non ricorda che da solo può ben poco. Siamo tutti qui per comprendere che siamo relazione, anche a livello biologico e fisico, oltre che sociale.

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