Più va avanti questo conflitto e più mi pare sia senza senso. Più prosegue questa assurdità chiamata ‘guerra’ e più propendo per la non violenza come via per uscirne.
Non è questione di essere razionali: razionalmente si possono fare le cose peggiori. Le ha fatte il nazismo, che ha usato la razionalità per ottimizzare le risorse volte allo sterminio di milioni di esseri umani, aumentando l’efficienza degli apparati a ciò costituiti.
La razionalità strumentale, tecnica, l’efficienza, l’utilità non sono né bene né male, non implicano scelte morali ed etiche, sono prassi automatiche da porre in atto per economizzare, garantire l’efficacia di una prassi.
Quando queste procedure diventano predominanti in una società, quando calcoli politici, il mercato, i protocolli diventano l’unica procedura della prassi generale, cessa il mondo dei fini, delle scelte coscienti, che non possono che essere personali e umane. Meglio essere irrazionali ed amare e sbagliare amando che diventare freddi cacolatori, efficienti e vuoti. L’errore stesso è fondamentale per lo sviluppo della coscienza, assieme al pentimento, cioè il cambiamento interiore. Ora, l’efficenza inorridisce dell’errore, è proprio ciò che vuole evitare, e fiduciosa in se stessa si propone come procedura necessaria per non commettere errori. Così smettiamo di essere umani e ci assimiliamo alle macchine che non li fanno: si guastano ma non sbagliano. Non possono sbagliare.
Ora le macchine, o meglio, i programmi delle macchine, imparano dagli errori come noi. Tuttavia esse lo fanno per essere più efficienti, più macchine ancora, per non sbagliare in futuro. Solo per questo, capite? Non c’è altro scooo che un fine, l’implementazione, che è a sua volta uno scopo, in un circuito di retroazione continua.
La macchina non sii chiede perché fa ciò che fa: fa ciò che va fatto. Non si stanca di fare ciò che fa; non desidera esser liberata dal lavoro che compie.
La liberazione per noi è il non-fare, non-azione. Non è efficienza o razionalità ma autoconsapevolezza che conduce alla sortita da un mondo assurdo che proporne il fare per se stesso, senza preoccupazione altra che non sia l’azione efficace, produttiva e crescente. Nessuna domanda sul perché agire, vivere ed esistere: si fa così perché funziona. È corretto è razionale agire così e non altrimenti. Per cosa? Per soldi, potere.. l’ambiente. Nell’ambiente devi vivere tu, e non basta sia un paradiso perché uno ci voglia stare. L’esserci coinvolge la domanda intorno al fare, ne fa problema e propone scelte, che sono scelte per la libertà, non per produrre in maniera perfetta qualcosa.
