Credo che leggere dovrebbe essere un’attività piacevole o almeno interessante, al pari di altre che ci procurano diletto, piacere e soddisfazione. Innanzitutto, anche tale atto è corporeo, fisico, quantomeno in parte, e già questo lo fa rientrare nella classe degli atti fisici, sensoriali, come ascoltare musica, per esempio. Certo, la mente è coinvolta: ma potremmo dire tranquillamente che è il cervello e i suoi neuroni ad esserlo, e non un’entità vaga e incerta come una specie di spettro. E comunque sempre il cerebro è in gioco in ogni nostra attività, sia pure camminare, e non necessariamente pensare, ragionare, senza accompagnamento di alcun movimento del corpo percepibile all’esterno (ma nel frattempo respiriamo, batte il cuore, ecc.). Tutto il nostro essere, la nostra forma, risente della sua specificità animale: come i nostri amici di altre specie siamo corporeità di esseri viventi; non siamo degli alieni, apparteniamo alla Terra, di essa siamo fatti, come essa lo è delle stelle e del cosmo intero. Siamo membri dello stesso universo, e ne condividiamo le sorti.
Dunque, come ascoltare buona musica è piacevole o mangiare del buon cibo saporito, oppure qualsiasi altra attività del pari godibile, così deve essere anche per quelle operazioni che percepiamo essere meno “materiali”, ma che invece presuppongono tanta bella fisicità. E dunque, se un libro fa pena, annoia, non piace, per farla breve, o lo si regala (da carogne!) o lo si abbandona, oppure può anche andare al rogo, così impara.
