Non tutti i quinti sono Quinti (chi ricorda, sa)

Quinto Ennio, poeta e padre della lingua latina, vissuto nel III secolo a.C., parla della teoria degli elementi desunti dalla teoria empedoclea, dell’anima e della reincarnazione: siamo in Italia, nel mondo romano, non in India. Tale teoria, la reincarnazione, fa parte a tutti gli effetti della cultura occidentale, addirittura italica. Se c’è una religione, o paradigma filosofico-religioso, allogena, quindi, estranea, è semmai quella giudaico-cristiana.
“Radici cristiane”? Ma dove e quando? Le radici sono ben diverse, pare.

Porre come fondamenta della nostra vita, come senso ultimo, la dottrina cristiana così come ci è stata tramandata è un’offesa alla logica e all’intelligenza, ma soprattutto al buon senso.
Se solo pensassimo un attimo che siamo esseri fallaci, è vero, ma che imparano qualcosa dai propri errori, fanno esperienza, ripetono fino a che non hanno compreso, come a scuola, dovremmo gettare alle ortiche un’idea di vita unica con giudizio finale valido per sempre. Che senso ha giudicare della vita di un bambino morto a tre anni? Oppure di chi non ha avuto modo di educarsi, pensare, costretto a lavorare come un asino? Oppure di chi, in un impeto di follia, commette una sciocchezza? Nessun senso, quindi nessun paradiso o inferno ne può avere, in alcun modo.

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