Hestia

La solitudine ben accolta non è avara di ringraziamenti. Siccome è condizione aborrita dalle moltitudini e quasi una sorta di morte, chi la ama e le tiene compagnia è contraccambiato generosamente; e lei, infatti, insegna le cose preziose che conosce, prima fra tutte la morte, sua affine. Chi la frequenta impara a conoscerla e a non averne più paura, perché non ha avuto paura della sorella che si accoglie e ama.

Morire è scioglimento di legami, uno a uno, dolcemente o tutti insieme. Chiaramente è meglio uno a uno, perché ci si abitua. Si vive salutando le cose che ci hanno accompagnato e le persone, magari nel proprio cuore; i libri amati; quella ragazza; quel sorriso; l’amico che ci ha parlato molte volte. Piano piano la pace scende nel cuore e ci si ritrova pronti a partire. L’unico consiglio è di trovarsi un posto tranquillo in cui dimorare e dedicarsi a se stessi.

Non attendere la casa di riposo e la demenza, ma frequenta la datrice di ricchezza, quella che ti insegna a non avere bisogno di niente, che è la vera ricchezza.

Certo, c’è una morte individuale, e c’è quella altrui, che è un po’ la propria, quando quello che manca si ama. C’è una morte collettiva e sociale, ovvero una minaccia che coinvolge potenzialmente tutti: ed è questo momento. Siamo tutti minacciati, potenzialmente. La Terra, l’organismo autopoietico che ci ospita, si autoregola, e fa a meno di chi disturba o minaccia la sua sopravvivenza. Questa minaccia possiamo essere noi esseri umani. Noi siamo accidenti della sostanza unica, diceva Bruno, divini in quanto partecipi del tutto esistente e reale unico. Non siamo essenziali per essa, che è essenziale per se stessa; il tutto è più della parte; non c’è niente di male in quanto sta accadendo: è necessario all’esistenza del cosmo. Questo o quello ci porterà via, se non siamo utili allo scopo di Hestia, il Sole centrale, che lo si voglia o no.

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