Il figlio del vescovo di Sinope, Marcione, originario del Ponto, forse vescovo anch’egli, è il primo ad avvertire la necessità di porre ordine nella congerie di scritti che circolano tra i fedeli e di individuare i testi sacri di riferimento specifico del cristianesimo. Egli rifiuta il dio veterotestamentario, che considera feroce e vendicativo, un semplice e rozzo demiurgo di secondo rango; mentre la vera divinità è quella del Nuovo Testamento, il cui imminente Regno è stato annunciato da Cristo.
Nei primi anni dopo la morte di Cristo, circolavano molte eresie cristiano-giudaizzanti, tra le quali si possono annoverare: gli ebioniti, “poveri”, in lingua ebraica (Eusebio di Cesarea li definisce nella sua “Storia ecclesiastica”, III, 27, “poveri anche di intelletto”); i nazarei (termine che individua i cristiani giudaizzanti e ai quali è riconducibile un Vangelo apocrifo) – sia i nazarei che gli ebioniti negano la divinità di Cristo -; gli elcesaiti, che ritengono lecito negare la fede, se il cuore però la si conserva, come del resto avevo fatto lo stesso Pietro; i simoniani, forse seguaci del Simon mago menzionato negli “Atti degli Apostoli”, il quale, dopo aver ricevuto il battesimo, sostiene la mortalità della carne e il libero amore; i menandriani e saturniniani, discepoli dello stesso Simon Mago; ed un profluvio di sette quali i cainiti, che adorano Caino; gli ofidi, che ritengono Cristo un Dio-serpente; i nicolaiti, menzionati anche nell’Apocalisse (nel medioevo così saranno definiti i preti concubinari).
Marcione, oltre all’astinenza sessuale, propugna la sobrietà e il rigore nell’alimentazione, l’indifferenza nei confronti dello Stato, a cui contrappone la fratellanza universale, e del messaggio di Gesù accoglie solo quello insegnato direttamente da lui, accettando in pratica in parte il Vangelo di Luca ed una selezione degli scritti paolini, che raccoglie in un proprio Vangelo antitetico, ora perduto, chiamato appunto “Antitesi”
