È regola non scritta che oggi, per invidia o gelosia di qualche cadavere ambulante, e forse anche ieri, venga fatto di tutto per trascinare nel fango il sublime e ricoprire di lordura un’anima attraverso il disprezzo verso la presenza fisica che l’avvolge, disprezzo nascosto nella derisione e nello scherzo apparentemente innocuo; mediante la banalizzazione e televisivizzazione di ciò che si dice; con sorrisi di compatimento malcelati; con orgoglio latente che dice “anche io, non sei niente di che”. Nessuno è niente di che, che lo si creda o meno. Ognuno di noi è ineffabile e non giudicabile, ma la valutazione si impernia sempre su ciò che salta agli occhi, eppure “l’essenziale non si vede”, ma intanto vedrai la vita ed il mondo e ciò che ti piace divergere da te e tu percorrere sentieri solitari, la notte, da solo, fino alla fine del tuo cammino sparso di orrori e delizie rarissime e sacre.
